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MoVimento sociale

Brutta bestia il qualunquismo. Quello della destra profonda. Quello del primo fascismo. Quello di Guglielmo Giannini.

Quello di Beppe Grillo.

I fasci-sti, all’inizio, avevano mille colori e mille nomi. Ci furono perfino i “fasci liberali”, i “fasci sindacali rivoluzionari”, i “fasci anarchici” e via così. Senza respiro bisognava agire! perchè il parlamentarismo corrotto, i pescicani, i disfattisti remavano contro la Nazione e lo Stato.

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E allora tutto si riduce ad un problema di guida. E l’unico nemico sta sempre troppo in alto per poterlo vedere negli occhi (o sta così in basso da doverlo massacrare a stivalate).

E allora basta con la destra e la sinistra che non ci permettono di raggiungere un semplice senso di comunione nazionale, edibile, popolare, pop.

Ma soprattutto bastano “4 regole su cui accordarsi”, il resto non è una competenza, solo un ostacolo.

 

ndr: immagine di fabiomagnasciutti

Animalisti senza idee

La promessa di superare le antiche barriere ideologiche non è certo naif, è piuttosto antidiluviana e infida.

I cosìdetti esperimenti “oltre” si rivelano, almeno qui nell’assolata, fuffe preistoriche capaci solo di assecondare i movimenti di stomaco di intere generazioni a digiuno di politica. La prospettiva del “nè destra nè sinistra” è quantomai strumentale ai fini dell’efficacia propagandistica di chi intende candidarsi contro la “casta”o di chi, a destra, cerca, da sempre, l’appianamento valoriale, il populismo becero e coatto che , mentre sbava contro il Nemico/Male, cerca l’eterna Identità/Razza.

Succede pure nel mondo animalista, anzi antispecista.

Marco Maurizi ben spiega il portato semantico della sfida antispecista introducendo una ponderata critica a certo tipo di identitarismo “di casa”. Basi critiche per poter affrontare le dinamiche pratiche e teoriche interne al movimento animalista, così come a quello antifascista oramai congestionato dal peso di una morale identitaria formata sulla somma di parti fra loro contraddittorie e ipertroifizzate. Il mancato assorbimento dell’attività critica di matrice linguistica da parte dei movimenti antfascisti è di fronte ai nostri occhi ogni giorno: mancano i saperi critici, mancano nuovi modi di comunicare alla generazioni più giovani, mancano pratiche efficaci per contrastare la marea bruna. L’antispecismo di Marco Maurizi va, felicemente, in direzione contraria.

Ciò non ha nulla a che fare con gli interventi reazionari e finto novisti di certo pragmatismo liberal-animalista, che formula la propria critica forzando l’interpretazione del lessema “antispecista” (un guazzabuglio di apoliticità vs politichese e riduzione dell’antispecismo a sinonimo di animalismo). Questo è l’antispecismo debole ma filofascista che parte “dai più deboli in assoluto” e smette “di litigare per cazzate”. Formula già sentita nel richiamo all’uniamoci per la Rivoluzione! il resto lo risolviamo poi…si scollega dalla realta un tema specifico (animalismo)  con la pretesa di creare del nuovo. “Basta e avanza l’angoscia per la liberazione del mondo animale” per sfondare un sistema vita basato sul rispetto dell’Altro e riaprire la strada a quel processo di sacralizzazione della Natura che strizza l’occhio al paganesimo animista piuttosto che ad un effettivo processo di liberazione animale. Quello che piaceva all’esoterismo nazista, per intendersi. Hitler era vegetariano e chissene se bruciava uomini, donne e bambini nei forni. Solo gli animali contano.

Insomma la destra estrema, con complici gli utili idioti novisti sedicenti liberi, ricerca legittimità fra le fila della lotta di liberazione, in questo caso animale. Ci sono gli antivivisezionisti dell’Autonomia Nazionale e i 100% animalisti accompagnati dal Partito Animalista Europeo, partito forte dello stesso slogan qualunquista e adatto ad ogni situazione: in giallo con gli amici ecologisti, in nero con gli affini fascio-pagani.

Una linea su Catena Umana Attorno Al parlamento Italiano

Torniamo brevemente sul progetto Catena Umana Attorno Al Parlamento Italiano per due motivi: si tratta di un fenomeno emblematico e dai risvolti quantomeno ambigui.

Non siamo più scettici sulla natura di questo movimento 2.0. Appoggiato prima dai Forconi di Morsello e Ferro, in seguito difeso dalla redazione di Lo Sai (che chiede di “nominare anche il problema della sovranità monetaria perchè se cambia la casta ma l’emissione resta a debito, la situazione rimane invariata”) e composto da figuri legati ad una cultura nazicomplottara, risulta chiaramente affiliato ai camerati di Forza Nuova. Paradigmatico quindi dal momento in cui rivela il potenziale dell’ultradestra in rete.

Resta l’enigmatico motivo che ha spinto un partito con così poche forze (fisiche ed intellettuali) ad organizzare questa pseudo-protesta in contemporanea altre 11 manifestazioni in tutta Italia. Forza Nuova sperava veramente in una nostrana Madrid indignata su cui far germinare contenuti populisti e nazionalisti? O forse si trattava di una strategia ben più meschina?

Una volta lanciata attraverso il social più famoso una manifestazione chiaramente fallimentare (sul modello neoanarchico diffuso in mezza europa) si potrebbe ottenere, con l’opportuno ausilio della stampa mainstream, un reazione di sfiducia nei futuri possibili aggregati di contestazione. Troppo dietrologico? Allora lasciamo decantare la questione e, per il momento, accontentiamoci di osservare un piccolo gruppo di persone nei pressi del parlamento italiano con in testa lo slogan “Nè destra nè sinistra” e molte bandierine italiane. La sconfortante immagine non può che far rimbalzare la memoria sugli appelli al “Giovani Comunisti Uniamoci” e alla “Ricostruzione Nazionale” di questi giorni.