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Giù la maschera fascisti!

Pochi i punti fermi, fra i vari: smascheriamoli! E nudizziamoli anche sul campo più riuscito del neofascismo contemporaneo: il social network.
Incredibile a dirsi ma il numero di pagine razziste, nazicomplottiste e qualunquiste (a destra) ha oramai raggiunto un traguardo incredibile. Alcuni movimenti antifascisti, refrattari al 2.0, non si interessano alla questione. Altre denunciano il problema e i suoi possibili effetti. Il dato preoccupante rimane infatti la ricaduta dell’informazionismo neofascista sul quotidiano: parole d’ordine, partiti “anticasta” regolarmente registrati, esperimenti e depistaggi movimentisti che prendono forma, per quanto marginale, nelle nostre città e durante le manifestazioni.
Dal web non si fugge. Controllato, alienante o fine a se stesso crea comunque un reale. Per questo abbiamo pensato, forse a torto, d’introdurre il nostro vaccino su facebook.
Che l’utopia ci perdoni!

Carica dei Che – (2) Che Pound

Ecco un’altra misera produzione della brutalità culturale nazifascista: Casa Pound e l’amore per il rivoluzionario comunista Ernesto Che Guevara.
È per “la morte in combattimento” il morboso interesse dei sempiterni guerrieri neofascisti. E allora ci racconteranno ancora una volta che il Che era un umanista e le loro pure sono battaglie “sociali”; e poi che nella guerriglia contro l’Imperialismo americano si forgia l’uomo in eterno conflitto contro il meticciato, per la difesa dell’Identità. Per i neofascisti di Casa Pound questo Che difende cameratescamente i Popoli oppressi dagli Americani, non il proletariato, i più deboli e le vittime dello squilibrato assetto capitalista. Che Guevara si trasforma in un vero guerriero, che della lotta di classe apprezza lo slancio spirituale. Agli occhi dei pop-reazionari Che Guevara, più che un ortodosso, é insomma un marxista tradizionalista.

Verde

Cominciamo da Fare Verde: l’organizzazione che in Italia propose per prima il racconto ecofascista. Nata nel 1986 all’interno del MSI nella corrente rautiana, Fare Verde nel 1990 copre, per il Fronte, l’occupazione della scuola di via Bartolucci, a Monteverde: il «Bartolo».  Mentre nel 2001 vince la battaglia contro la commercializzazione dei bastoncini cotton fioc non biodegradabili, partecipa alla gestione dei rifiuti di un campo profughi kosovaro (territorio polemico della propaganda filo-serba nel mondo neofascista) e a vari progetti sullo smaltimento dei rifiuti e campagne contro il nucleare. Iniziative che le permettono di mantenere una posizione pubblica apolitica (se non dal sapore radical) pur essendo al contempo organica alla destra sociale, a cui si è sempre ispirata e continua a legarsi, pubblicizzata da pressoché tutte le pagine web della destra estrema più legata alle istituzioni.
Pochi quindi i richiami nel logo: forse l’improbabile runa Teiwaz sulla foglia di destra, la dovuta presenza del nome in F e l’uso del colore verde da sempre legato alla galassia nazifascista.

Il gattopardo

Nuovo logo stesse idee.
I figli del sole, i nuovi legionari ultracristiani, gli amici di Corneliu Zelea Codreanu seppur provati dall’avvincente circo casapoundiano e seppur avviliti da un decennio di sconfitte elettorali, si concedono un piccolo lifting. I nazionalismi vanno forte di questi tempi, no? E allora via con la nuova macarena dei popoli europei! Continuiamo a spacciare populismo a forza di filoni di pane, propaganda omofoba, richiami centristi alla famiglia e urla contro la finanza pluto-giudaica. Ma sbaviamo con un logo-simbolo più fresco: facciamolo rosso! Il nuovo logo è rosso, perchè Forza Nuova è destra sociale e in momenti di crisi un bel segnale di divieto non può mancare. E cambia anche il sito, nuova interfaccia più facile, ammicante al logo e connessa ad ogni dominiddio di social network. Che dire? Mancano radio e sindacato organico al partito. Per il resto sembra più avvincente del dominio di Casa Pound.
Brividi.

Roghi immaginifici

Guy Montag, protagonista del romanzo Fahreneit 451 di Ray Bradbury, viene a più riprese scaraventato nella battaglia neofascista d’imperiale memoria. Il camerata Di Tullio (Centri Sociali di Destra, Castelvecchi, 2006) lo paragona ad una sorta di Luther Blisset della destra radicale, simbolo della difesa del libro, inno alla diversità e manifesto della lotta alla massificazione.

Cosa ricordare allora? La “legge del fuoco contro lo spirito non germanico” datata 10 maggio 1933 (mezza tonnellata di libri bruciata in nome della purezza razziale) o la più ingenua invocazione, firmata Blocco Studentesco, del testo unico per tutte le scuole del regno italico?
Lo spirito censore del neofascismo non è di molto cambiato, prima si trattava di carbonizzare l’autore, oggi il lettore.

Principio di nazi-contraddizione

 

 

 

 

 

 

 

I movimenti centralizzati faticano talvolta nell’imporre decisioni prese dall’alto o da altri luoghi. Nel caso dei movimenti neofascisti gli ordini calati dal leader maximo si prospettano più digeribili, quindi più facili da attuare. Per questo non crediamo in una svista da parte del circolo Cutty Sark di Pescara: dal momento in cui si trova a dover seguire la direttiva nazionale del gruppo ambientalista di CPI (che, sull’onda animalista, denuncia il massacro di gatti e cani in Ucraina), promuovendo al contempo la goliardica visione degli Europei 2012.
Abbiamo a che fare con la programmata schizofrenia fascista, con la logica dell’illogico che nulla spartisce con la logica altra del mito.
L’incoerenza è base anche per l’organizzazione dei più frivoli degli eventi, sempre pronti a smascherare le pretese battaglie ideologiche della truppa identitaria.

In breve, tutto fa brodo.

Informarexdesistere

Un certo tipo di populismo 2.0 (contro la casta corrotta,  i banchieri pluto-giudaico-massoni, per l’ambiente e la libera informazione) efficace, non solo nell’informare, ma anche nel mobilitare, lo si intravide già nel NO-B DAY, del 5 dicembre 2009, quando, insieme ad altre note agenzie d’informazione 2.0, i vagiti del primo movimentismo virtuale nostrano attaccavano la punta di diamante della plasticosa penisola neoliberista. Avventura benpensante e malriuscita, aborto di una generazione reduce della sinistra europea più bieca, sempre più incline all’informazionismo piuttosto che alla costruzione di una vera cultura resistenziale.

InformareXResistere si inserisce a pieno titolo fra i probabili esperimenti d’infiltrazione mediatica del panorama criptofascista. Il suo implicito richiamo al “Né destra né sinistra” si fonda sul classico populismo anticasta come sui più manifesti sotterfugi del nazicomplottismo: scie chimiche, signoraggio, NWO. La lotta all’usura, alla corruzione politica e alla liberazione palestinese si associa a pieno titolo al processo di semitizzazione del nemico. I porci banchieri sono il solo nemico valido: che si stia lottando contro l’antropocentrismo o la società patriarcale, le notizie signoraggiste subissano sito e social di questa nota agenzia d’informazione.

Il suono dell’intero megafono si basa su di una semplice regola: intervallare notizie veridiche (comprovate o sottomesse a rigor d’analisi) ad articoli d’ispirazione più dietrologica e catastrofista. Tale pratica risponde normalmente all’intento di inserire nel vocabolario comune tratti semantici riferibili ad aree politiche reazionarie: si tratta di parole-simbolo che veicolano non solo un carico d’ignoranza obbligata rispetto a alcuni temi (come la questione economica risolta nel signoraggio), ma suggeriscono comportamenti fideistici, pronti a rafforzare quella retorica manichea fondata sullo scontro assoluto fra Potere Buono e Grande Male: un male fumoso, confuso e virale, pronto a corrompere lo spirito sano dell’Uomo Integrale.
Credere in questo misterioso Potere Oscuro significa ancora una volta formare l’Identità Unica contro cui molto del fascismo si plasma.

Abbiamo dunque a che fare con utili idioti o complottisti in malafede? In ogni caso si sa, la miseria del complottismo paga, in tempo di crisi.

Schiavi di dio

Tradizione e sacrifico, dell’Altro, del Diverso. Su pochi simoboli e poche parentesi si basa la comunicazione dell’universo fascio-cristiano. Nel caso di Milita Christi l’ingegnosa opera di proselito si fa forte del richiamo alla componente “laica” Militia, di più bieca presenza, e del simbolo dell’esercito controrivoluzionario della Vandea (durante la Rivoluzione Francese): su uno sfondo bianco si staglia un cuore che fa da base ad una croce rossa, a significare la simbolica, tanto cara ai cattolici, del Sacro Cuore di Gesù. Il gruppo associandosi al fenomeno di vittimizzazione tipico dell’estremismo catto-fascista, avverte sui pericoli relativisti che attanagliano il belpaese: relativismo, islamismo, anticattolicesimo, ebraismo internazionale.

L’utilizzazione di papa J. Wojtyla per il manifesto d’accusa al Gay Pride di Roma 2012 va letta come manifestazione del sentimento omofobo “più moderato” all’interno del mondo cattolico. L’omossessualità, da sempre accusata di essere fonte perversa di secolarizzazione riceve anche oggi l’ennesimo, stanco, colpo di grazia.

Signoraggismo

Proponiamo un articolo (marzo 2012) di Mauro Vanetti e Luca Lombardi sulla bufala signoraggista. La rivista online Carmilla addita in questo caso uno dei fenomeni più biechi e corrosivi del web. In grado di spandersi da La Destra storaciana a Forza Nuova, da Casa Pound a Movimento Zero, il movimento signoraggista coglie i suoi migliori frutti inserendosi nel canale del complottismo massificato 2.0. Rimbalza dunque dal comunitarismo più blando al complottismo d’avanguardia, per giungere infine sulle tavole imbandite d’ingenuità dei nuovi movimenti politici organizzati nel virtuale. Non sfugge al dibattito, teleguidato dai fascisti complottisti, il Movimento5stelle. Parlare di signoraggio significa ancora una volta recuperare la punta dell’iceberg della critica anticapitalista, isolarla recidendone i collegamenti con la totalità dell’esistente, creare nuovamente il mito del potere oscuro e sotterraneo ammiccante alla vecchia accusa del sangue, all’antica responsabilità giudaica.

Le scimmie del quarto Reich

Allo stesso modo di Rino Gaetano, e molti altri personaggi legati all’universo anarchico e libertario, Fabrizio De Andrè viene assorbito all’interno della retorica ribellistico-novista dei fascisti del terzo millennio: nel caso in questione lo stupro immaginifico è di Radio Bandiera Nera, radio web organica a Casa Pound.
Furto non occasionale quello dei simboli libertari: il fascismo di sempre pianifica la propria parola e il proprio gesto per confondersi e prendere la forma del proprio nemico nel tentativo di dirottare le anime più sprovvedute.
Per rimanere su quest’infame manifesto ricordiamo che a) la bandiera nera e il colore nero appartengono a pieno titolo all’armamentario simbolico dell’anarchismo; b) “non-conforme” è termine della galassia bruna inassociabile al cantautore De Andrè; c) lo sfregio effettuato riguarda anche, più blandamente, l’orripilante associazione dei colori del Reich alla felice figura di Fabrizio.
I neofascisti di Casa Pound appartengono alla forma mentis dell’Oblio e, ancora una volta, la memoria che ricostruiscono gli esploderà fra le sinapsi.